La miniera idrotermale di Porretta Terme fra passato e futuro
The hydrothermal mine of Porretta Terme between past and future
The adoption of a quality, safety and environment management system for protection of the resource
Prof. Ing. Alessandra Bonoli e Dott. Ing. Laura Pettazzoni (Dipartimento Ingegneria Civile Ambiente Materiali (DICAM), Facoltà Ingegneria, Università degli Studi di Bologna)
Key words: Porretta terme, acque termali, gestione ambientale, qualità, sicurezza Il bacino idrotermale di Porretta conosce una storia più che millenaria grazie alla qualità pregiata delle sue acque. La temperatura e il contenuto salino di alcune sorgenti (“Terme alte”) e la presenza di acido solfidrico in altre (“Terme basse”) hanno rappresentato da sempre una peculiarità di queste acque di grande interesse scientifico, naturalistico e idroterapico.Il valore della risorsa naturale richiede un’attenzione e un rispetto sempre crescenti in relazione ai potenziali rischi di depauperamento o di inquinamento. Importante, a tal fine, l’adozione di un approccio gestionale integrato qualità sicurezza ambiente per la tutela e la sempre costante valorizzazione della miniera termale. The hydrothermal basin of Porretta knows a millenary history thanks to the high quality of its waters. The temperature and salt content of some sources (”high Thermae”) and the presence of hydrogen sulfide in others (”down Thermae”) have always represented a peculiarity of these waters of great scientific, naturalistic and hydrotherapy interest.The value of natural resources requires increasing attention and respect in relation to potential risk of depletion or pollution. For this purpose, it’s important the adoption of an integrated management approach in terms of quality, safety and environment for protection and constant promotion of the Porretta waters. PremessaÈ una storia più che millenaria quella delle sorgenti termominerali di Porretta Terme [1]: le prime notizie di acque calde e mineralizzate presenti nei boschi impervi e pressoché inaccessibili della zona risalgono ad età ancora preromana, mentre la presenza di vere e proprie sorgenti degne di “coltivazione e sfruttamento”, al di là della florida stagione termale dell’epoca romana del I secolo d.c., si segnala a partire dal basso medioevo e lungo tutto il rinascimento. E’ di quel periodo la prima classificazione (1576) ad opera di Giovanni Zecchi, con toponimi analoghi a quelli che in seguito verranno ripresi e adottati definitivamente dalle sorgenti porrettane: Porretta Vecchia, Porretta Nova, 3 Bocche, Bagni sotto le Donzelle.Ma è a partire dal ‘700 che la ricca documentazione storica [1] ci riferisce di un utilizzo per alcuni versi già molto simile a quelli attuali, con denominazione delle sorgenti già consolidate: le sorgenti del Bove e delle Donzelle, riportate in affreschi e dipinti dell’epoca, la più famosa Sorgente Leone, nota in tutta Europa per la qualità delle acque e per le proprietà terapeutiche dei sali in essa disciolti, e le sorgenti denominate Puzzole a sottolinearne la maleodorante presenza di acido solfidrico, di grande valore idrologico medico, dal tipico odore di “uovo marcio”.Interessante notare le prime azzardate ipotesi di meccanismo idrogeologico di venuta a giorno delle acque porrettane [1]: “L’acqua della Porretta prende origine da due monti lastrosi e lapidei […] due sono le sorgenti che sgorgano da suddetti monti e separati da un rio e l’acqua viene convogliata in due bagni nei quali fluisce continuamente” (Tura da Castello, XIV secolo), oppure sul loro chimismo: “composte da elementi volatili che tosto tardi dileguansi e di elementi stabili e permanenti. Erano elementi volatili e incorporei il calore, lo spirito etereo elastico, il vapore accensibile […]. Altri fugaci elementi dall’indole loro volatile […] si riducono a essere fissi e palpabili e sono il vitriolo, lo zolfo, la sostanza bituminosa, il sale ammoniacale” (1768 “Delle Terme Porrettane” di Ferdinando Bassi su commissione del Conte Ranuzzi). Qualche anno più tardi (1789 “De aeriformibus principiis thermarum porrectarum dissertio”) lo stesso Luigi Galvani nello Studio sui gas disciolti e volatili riporta di un importante esperimento scientifico sul contenuto gassoso delle acque di Porretta: “ […] raccolta dunque l’acqua della fonte del Leone dentro una vescica, per scuotimento estraemmo la maggior parte dell’aria e la esaminammo. Essa si mostrò infiammabile, leggermente acida e rendeva un poco torbida l’acqua. […] una volta accesa permaneva cosicché facilmente mi indussi a ritenere che quell’aria fosse da ritenersi una speciale aria bituminosa infiammabile.Significativi gli interventi di miglioramento delle opere di presa e di costruzione di manufatti in legno e muratura, nonché di canalizzazione verso gli utilizzi, e la realizzazione di opere per il contenimento del Reno e del Rio Maggiore già a partire dal 1550 per opera di Marcantonio Ranuzzi. Interessanti infine alcune disposizioni “ante litteram” di salvaguardia e tutela delle acque dell’allora amministrazione provinciale di Bologna, che prescrive l’allontanamento dalle zone di scaturigine delle “Terme Alte” di stalle e letamai. Sulla base delle notizie e delle conoscenze acquisite [1], pare che la qualità delle sorgenti porrettane si sia mantenuta sostanzialmente costante nel corso dei secoli. Questo tuttavia non sempre è bastato a garantirne il rispetto e la valorizzazione: pur in presenza di acque di pregio, infatti, si è assistito a fasi altalenanti di conoscenza e attenzione o disaffezione, da imputarsi alla maggiore o minore considerazione posta dai diversi proprietari e gestori, pubblici o privati, nel corso dei secoli alla risorsa idrotermale di Porretta Terme.Oggi la miniera idrotermale di Porretta sta vivendo un’importante fase di rinnovamento con l’insediamento dell’attuale proprietà. Tra gli obiettivi pianificati vi è prioritariamente quello di realizzare un Sistema di Gestione integrato qualità, sicurezza ed ambiente, come da norme internazionali, che rappresenta una scelta cruciale e strategica per una attività idrotermale come quella di Porretta. Un tale approccio gestionale risulta del tutto innovativo in generale (è infatti solo negli ultimi anni che si sono concretizzati i sistemi di gestione come quelli in esame per aziende e attività produttive in senso generale), ma risulta essere ancora più innovativo se lo si pensa applicato ad una miniera di acque termominerali. La normativa vigentePer chiarire il contesto analizzato occorre innanzitutto definire il quadro normativo di riferimento in termini di qualità, sicurezza ed ambiente.Per il settore della Sicurezza si fa riferimento principalmente al D.Lgs 81/2008, Testo Unico sulla Sicurezza e successive modifiche (D.Lgs 106/2009 in particolare) [2]. Da sottolineare, le nuove responsabilità attribuite al Datore di Lavoro da questo testo di legge, datore che diventa “il controllore di se stesso”: è un suo dovere valutare i rischi per la salute e la sicurezza dei lavoratori, in collaborazione con il responsabile del servizio di prevenzione (RSP) e con il medico competente, e redigere il Documento di Valutazione dei Rischi (DVR). Trattandosi poi di una miniera, occorre considerare la normativa particolare sulla sicurezza nelle attività estrattive, ovvero il D.Lgs 624/1996. In esso si trova un compito pressoché equivalente alla compilazione del Documento di Valutazione dei rischi: in questo caso il datore di lavoro deve predisporre uno specifico Documento di Salute e Sicurezza (art. 6 D.Lgs 624/96), strumento essenziale di protezione, i cui contenuti sono specificati all’articolo 10 del suddetto testo di legge. Tale documento non è altro che una specializzazione, per il settore estrattivo, del documento di cui agli articoli 17 e 28 del D.Lgs 81/2008. Il riferimento al D.Lgs 152/2006 [3] è invece specifico per il settore ambientale. Del Testo Unico Ambientale interessa in particolare la parte III, relativa alle Norme in materia di difesa del suolo e lotta alla desertificazione, di tutela delle acque dall’inquinamento e di gestione delle risorse idriche. Per quanto attiene infine alla qualità, occorre sottolineare come in Italia, ad oggi, non esistano leggi che disciplinano la sfera della qualità dei prodotti o servizi elargiti da aziende e società, ma si ricade in normative di tipo tecnico ad adesione volontaria. La sicurezza nelle attività estrattive A seguito dei cambiamenti che hanno coinvolto la gestione della miniera di acque termominerali di Porretta negli ultimi anni e alla luce dei nuovi doveri attribuiti al datore di lavoro dal decreto legislativo sulla sicurezza nelle attività estrattive citato, per la miniera di acque termominerali porrettana è stato aggiornato nel 2009 il Documento di Sicurezza e Salute (DSS).Tale documento viene predisposto con lo scopo di garantire, nelle attività estrattive, le condizioni di sicurezza e salubrità, attraverso l’organizzazione di persone e di mezzi capaci di assicurare le migliori condizioni di lavoro, a tutela dell’integrità fisica dei lavoratori. In esso si possono riconoscere tre macroaree. Una prima parte contiene la descrizione dello stato attuale dell’attività lavorativa: organigramma per la sicurezza, personale in servizio e formazione specifica, estensione e descrizione dell’area di concessione nonché informazioni utili per creare una fotografia la più fedele possibile della realtà indagata. Nella seconda parte sono contenuti i criteri di valutazione dei rischi e delle misure di prevenzione e protezione: vengono descritti, in questa sede, il modus operandi caratterizzante la risk analysis e la stima qualitativa e quantitativa del rischio, nonché i criteri seguiti nella stesura delle proposte correttive. La valutazione del rischio si effettua mediante la quantificazione della gravità degli effetti e della probabilità degli effetti; ne consegue che il rischio è dato dal prodotto di due fattori: D, che riguarda l’entità del danno, e P, fattore statistico di probabilità (Fig.1).Infine, nella terza parte del Documento di Salute e Sicurezza è contenuta la vera e propria analisi dei rischi, sulla base della quale vengono predisposte le misure di prevenzione e protezione da adottare, le tempistiche con cui attivarle ed i mezzi necessari.Attraverso l’aggiornamento del DSS è stato portato a termine l’obbligo imposto dalla normativa sulla sicurezza nelle attività estrattive ex D.Lgs 624/96 al datore di lavoro.
La norma internazionale ISO 14001:2004 (“Sistemi di gestione ambientale – Requisiti e guida per l’uso”) riguarda invece le prestazioni dell’azienda nei confronti dell’ambiente, definendo le interazioni che le attività hanno con gli aspetti individuati come rilevanti e valutandone i relativi impatti. Occorre prioritariamente predisporre una dettagliata descrizione della situazione ambientale dell’azienda, chiamata Analisi Ambientale, sulla base della quale si fissano obiettivi, azioni correttive e traguardi, che vengono mantenuti sotto controllo e riesaminati periodicamente. Per l’aspetto Sicurezza e Salute presso la miniera porrettana è stato preso come modello da implementare la norma BS OHSAS 18001:2007 (British Standard Occupational Health and Safety Assessment Series, “Requisiti Sistema di Gestione della Sicurezza e Salute dei lavoratori”). L’obiettivo da raggiungere in questo contesto è la garanzia di un continuo e progressivo miglioramento delle condizioni di sicurezza e salute in cui operano i lavoratori, sia a causa di specifiche mansioni svolte, sia a causa degli ambienti di lavoro, dell’interferenza con l’ambiente circostante e con le attività di altre imprese: in una parola, nei confronti di tutti i possibili rischi cui i lavoratori sono esposti data la loro posizione lavorativa. Anche in questo caso la procedura origina dalla descrizione delle condizioni iniziali di sicurezza e salute del lavoro in azienda; sulla base di tale descrizione si pongono gli obiettivi di miglioramento, con l’indicazione delle figure coinvolte, i termini e gli indicatori da utilizzare per documentare i risultati. I requisiti previsti dalle norme sono comunque del tutto generali e schematizzabili secondo il modello del miglioramento continuo, definito dalla metodologia del Plan – Do – Check – Act (Fig. 2): pianificazione degli obiettivi, attuazione delle azioni più opportune per ottenere quanto progettato, monitoraggio delle performances attraverso l’analisi degli incidenti e delle non conformità. È infine prevista una nuova azione: il riesame della direzione per la proposta di nuovi piani, programmi e progetti.
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Fig. 2: Ciclo del PDCA per il miglioramento continuo |
Come si può rilevare da una veloce sintesi, gli strumenti di cui si dotano tali schemi organizzativi sono per la maggior parte dei casi condivisi: si parte sempre da un’attenta analisi iniziale, per poi procedere con proposte di azioni correttive e monitoraggio degli obiettivi raggiunti. Per tale motivo sorge spontanea la necessità di istituire uno schema organizzativo comune, sul quale innestare le specificità di ciascuno dei tre sistemi descritti. Così è stato fatto presso
Gestione infortuni e mancati infortuniIl primo ambito di applicazione, in cui si è passati dalle linee guida teoriche, proposte dalle norme ISO, alla pratica, è stato quello relativo alla sicurezza e salute sul luogo di lavoro. Presso
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Sulla base dell’inchiesta infortuni si pianificano così le azioni da mettere in campo per eliminare o, laddove non sia possibile, ridurre i potenziali elementi di rischio (Fig.3). Il Sistema di Gestione Ambientale: la valutazione dei rischi e la proposta di disciplinariCome è noto, l’acqua termale è, secondo disposizione di legge, un’acqua minerale e come tale è sottoposta ad una duplice disciplina legislativa: quella mineraria (D.Lgs 624/96) e quella igienico-sanitaria. Seguendo i passi delineati dalle norme ISO, la prima azione utile ai fini di creare un SG ambientale è la compilazione della risk analysis, ovvero lo studio dei rischi presenti. Presso
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Fig. 4 Opera di presa Sorgente Donzelle |
Sarà necessario porre in essere alcuni provvedimenti e precauzioni durante le ispezioni ai luoghi di scaturigine nonché durante le sanificazioni, in modo da mantenere intatte le caratteristiche delle acque termominerali e preservarne le caratteristiche idroterapiche. I bottini e le opere di presa sono sanificate con una cadenza quadrimestrale, mediante l’uso di sostanze clorurate: è bene predisporre un’accurata e completa rimozione del prodotto chimico utilizzato, poiché se entrasse nel circuito di sfruttamento delle acque termali, ne altererebbe odori, proprietà chimiche e terapeutiche. Altri fattori di rischio, legato alla conservazione delle caratteristiche delle acque sorgive, possono essere eliminati adottando semplici accorgimenti, come l’accesso ai locali in sede di captazione con opportuni stivali conservati in armadietti e disinfettati. Altra accortezza è quella di lasciare ed impiegare solo in questi locali, e non altrove, gli attrezzi necessari ai prelievi ed alla manutenzione. Oltre alla protezione “statica” della risorsa, attraverso la definizione delle aree di tutela e di salvaguardia, si rende necessaria una rete di rilevamento e di monitoraggio dei principali parametri fisico chimici delle sorgenti, quali Temperatura, importante per controllare il grado di termalità delle acque, Portata, per controllare la costanza nel tempo dell’origine della risorsa, e Conducibilità elettrica, per monitorarne il contenuto salino e quindi constatare l’eventuale mescolamento con acque meteoriche o di superficie. Tale azione di monitoraggio e studio è già stata messa in atto, predisponendo l’installazione, sulle singole sorgenti, di sonde multiparametriche dotate di un sistema di registrazione in continuo dei dati di portata, temperatura e conducibilità elettrica.Infine, occorre considerare nella valutazione dei rischi tutto ciò che costituisce l’impiantistica termale, dai materiali che risultano a diretto contatto con le acque termali alle tecnologie utilizzate per l’estrazione ed il trasporto ai punti di cura. In un’ottica futura di miglioramento dell’impiantistica termale si può pensare alla progressiva sostituzione delle attuali condutture di PVC con equivalenti elementi di acciaio inox, oppure interventi di ottimizzazione tecnica delle pompe e degli scambiatori di calore. I serbatoi usati per lo stoccaggio delle acque, di vetroresina, materiale chimicamente inerte e resistente, rappresentano già la soluzione ottimale.
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Fig. 5: Serbatoi di stoccaggio in vetroresina |
ConclusioniÈ sicuramente lungo e dispendioso l’iter che sta portando la miniera di acque termominerali di Porretta Terme verso l’adozione di un Sistema di Gestione Integrato Qualità-Sicurezza-Ambiente. Quanto descritto in questo lavoro rappresenta solo una parte degli strumenti procedurali e di analisi tecnico scientifica che assicurano il raggiungimento di un così importante obiettivo. I benefici che si traggono dall’attuazione di un modello di questo tipo, di organizzazione e di gestione di una risorsa termominerale, valgono però questi sforzi. Infatti un sistema di gestione integrato comporta una maggiore efficienza generale, grazie alla razionalizzazione delle risorse e del sistema documentale, con conseguente omogeneità delle metodologie di gestione aziendale. L’azienda o, come nel caso in studio, la miniera, riduce i costi diretti derivanti da una sbagliata attitudine alla sicurezza e salute o imputabili al rispetto delle norme di tutela ambientale ed alla qualità del prodotto e nello stesso tempo si persegue un processo virtuoso di tutela e valorizzazione di un’importante risorsa naturale non rinnovabile e di grandissimo pregio come l’acqua termale di Porretta. Bibliografia[1] Mario Facci, Andrea Guidanti, Renzo Zagnoni “Le Terme di Porretta. Nella Storia e nella Medicina” Ed. Nuèter. Porretta Terme, 1995.[2] “Testo Unico per
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